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Alberto Sanna

TRA CANAVESE ED EUROPA - LA SIGNORIA DELL'ABBAZIA DI FRUTTUARIA NEL MEDIOEVO

 

 

Giuseppe Sergi

PRESENTAZIONE

 Questo libro nasce da un’ottima tesi di laurea magistrale, che l’Associazione Terra di Guglielmo ha premiato a Volpiano il 20 ottobre 2017. L’autore, Alberto Sanna, vi ha apportato tutti i ritocchi necessari per farne una monografia di valore che potesse avere circolazione nella comunità scientifica, dopo aver già ‘professionalizzato’ le sue sicure attitudini di ricerca in un articolo dal titolo Gli studi su S. Benigno di Fruttuaria: una storiografia frazionata, pubblicato alle pp. 41-74 dell’annata CXV (2017) del «Bollettino storico-bibliografico subalpino».

Dall’articolo, e dal primo capitolo del volume che ora vede la luce,  si deduce con chiarezza che si tratta di una ricerca che possiamo definire ‘necessaria’: negli studi precedenti mancava un progresso ordinato delle conoscenze, in particolare a proposito del  peso patrimoniale e politico dell’abbazia di Fruttuaria. Nell’erudizione locale  e nella storiografia politico-religiosa le figure dominanti di Arduino d’Ivrea e di Guglielmo da Volpiano hanno finito con il prendersi lo spazio principale: persino la grande fama europea dell’abbazia ha in qualche modo ‘nascosto’ e reso secondario il tema dei funzionamenti di gestione fondiaria e di esercizio dei poteri signorili sul territorio.

L’autore ha letto e schedato i documenti sulla base di un questionario minuzioso e metodologicamente aggiornato, dando prova di una particolare attitudine nel cercare informazioni non ovvie, da far emergere tra formulari ed elenchi di beni. La conoscenza dei luoghi l’ha indubbiamente aiutato, ma non si è adagiato su competenze da storico locale: ha voluto anzi dare un contributo al chiarimento di temi che sono ben presenti nel dibattito medievistico e che continuano ad aver bisogno di precisazioni, talora anche di correzioni, sulla base di ricerche territorialmente mirate come questa.

L’abbazia di Fruttuaria è capofila di una di quelle «reti monastiche» che negli ultimi decenni hanno attirato l’attenzione degli storici, impegnati a valorizzare il modello di Cluny ma anche a cercarne altre manifestazioni meno note. Appunto sul modello di Cluny si riscontra qui la capacità fruttuariense di sviluppare compiti di cura d’anime, con caratteri sacerdotali e di supplenza ecclesiastica originariamente non impliciti nell’esperienza monastica.

La maggior parte dei diritti signorili dell’abate era esercitata all’interno della disponibilità patrimoniale dell’ente che presiedeva. Sanna ha tuttavia il gran merito di aver saputo distinguere la diversa qualità delle presenze abbaziali: alcune solo fondiarie (dove i contadini pagavano censi per le terre che coltivavano) altre anche signorili (con tasse che dovevano pagare nella loro condizione di sudditi). Gli abitanti dei luoghi controllati da Fruttuaria pagavano decime -  dovute alle chiese che fornivano i servizi religiosi nati da quella «supplenza ecclesiastica» sopra ricordata  - ma le decime sono da tenere distinte dai diritti signorili che implicavano tasse di protezione: queste sono dovute dai sudditi, entrati già con quegli obblighi nella signoria monastica insieme con le donazioni di terre, oppure diventati tali nel corso dell’espansione dell’egemonia abbaziale. Non sono equilibri precari: il territorio assesta articolazioni interne con diversi rapporti fra abitanti e signoria monastica (ora fondiaria, ora bannale) destinate a durare a lungo, come dimostra la precedente e più specifica ricerca di Manuela Muzzolini, Feletto terra di Fruttuaria. Rapporti tra la comunità di Feletto e l’abbazia di Fruttuaria tra la fine del XIV e l’inizio del XVI secolo (Cuorgnè, CORSAC, 2006): qui, fra medioevo ed età moderna, si constata la consolidata normalità di un mosaico di cui non si conosceva la gestazione e che ora Sanna opportunamente analizza. Al servizio di temi così complessi l’autore mette una bella prosa: accurata, elegante, chiara e limpida, viene incontro ai lettori ma, al tempo stesso, risponde alle domande degli storici professionali perché è una prosa di ‘spiegazione’ e non di ‘narrazione’.

 

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